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Impegno e responsabilità: "1%" e "de-tax"

 

 Non solo in ambito solidaristico ma anche in quello imprenditoriale le persone spesso sostengono di non "fare" perché non conoscono a sufficienza. Tutto ciò ci ha convinti di ritornare ancora sul progetto "1% - L’impresa strumento di solidarietà internazionale" e sulla "de-tax", persuasi che lo strumento creato dal nostro Movimento debba essere compreso da molti e ancora e sempre di più divulgato, per una massiccia utilizzazione. Pur richiamando specifici passaggi normativi italiani, riteniamo sia utile conoscere a fondo la materia anche per coloro che abitano in altri Paesi, al fine di favorirne l’utilizzazione a livello internazionale.

1. Cos'è il "progetto 1%"?                                        

E' un sistema che permette la destinazione di fondi a finalità solidaristiche, attraverso la concessione di sconti (1%) condizionati, da parte dell’impresa che opera col consumatore finale. La condizione consiste nella destinazione dei fondi raccolti ad un progetto predeterminato e all'impegno a rendere edotti i clienti sui progetti realizzati. Trattandosi di sconti e, quindi, di destinazione da parte di privati cittadini di proprie risorse, non si può parlare di assoggettamento, a qualsiasi titolo, ad imposizione fiscale. E’ evidente, però, che l'operazione rimane esclusivamente in ambito commerciale-privatistico tra il consumatore e il suo fornitore. L'istituzione di appositi comitati di "controllo e garanzia" potrà evitare una cattiva utilizzazione di risorse che potrebbe inclinare il rapporto fiduciario tra le parti e quindi, indirettamente, screditare l'intero sistema 1%.

2. Cos'è la "de-tax"?                                                 

E' il sistema "1%" fatto proprio dal Legislatore italiano al fine di favorire la destinazione di risorse direttamente a progetti di solidarietà, attraverso un nuovo modo di intendere il "fisco etico".

3. Qual è la differenza tra il "progetto 1%" e la "de-tax"?

Leggendo l'introduzione al disegno di legge (diventato poi la Legge n. 80/2003, "de-tax") si comprende che la ratio legis della "de-tax" va ricercata nel "sistema 1%". Siccome il legislatore ha però parlato di esclusione del corrispettivo dalla base imponibile ai fini IVA e Imposte dirette, prevedendo limiti annuali alla possibilità di utilizzo, si ha motivo di ritenere che lo Stato dovrà istituire un’apposita "Commissione Etica" per garantire che i progetti da finanziare rispondano ai requisiti per i quali la “de-tax” è stata prevista. Si dovranno, inoltre, creare sistemi di verifica degli importi raccolti e della loro esatta destinazione, ovvero utilizzare, attraverso forme di "patrocinio", strumenti tecnologici di uso comune a diffusione nazionale, la cui vigilanza potrebbe essere attribuita alla medesima Commissione statale.

4. La "de-tax" o il "progetto 1%" hanno legittimità costituzionale?

Quasi tutti gli Stati moderni sono passati da una fiscalità che tendeva a soddisfare esclusivamente necessità prettamente statali, alla previsione di norme fiscali capaci di raccogliere gettito da destinare a "necessità sociali" (Welfare State). L'entità e l'indirizzo di questa "destinazione" sono tutt'oggi oggetto di contrapposizione tra i c.d. statalisti e i c.d. liberisti, cioè tra coloro che ritengono utile l’intervento assistenziale dello Stato e coloro che ritengono che lo Stato debba lasciare libero il campo all’iniziativa privata e al mercato. Indipendentemente dalle diverse posizioni sui modelli proposti, si è potuto verificare che l’attività diretta degli Stati è stata spesso inefficace per creare sviluppo. Per questo gran parte di essi si stanno avviando verso politiche fiscali che concedono benefici, in termini di sgravi fiscali, a quei cittadini o imprese che destinano risorse direttamente a istituzioni che perseguono attività etiche o di avvio dello sviluppo.

5. Quali sono le differenze che contraddistinguono "1%" e "de-tax" rispetto ad altre forme di aiuto?

La differenza più evidente è costituita dal fatto che con la "de-tax", o con il "progetto 1%", il consumatore verrebbe continuamente sensibilizzato ai problemi dello sviluppo e della solidarietà, senza il "costo" di campagne pubblicitarie specifiche: facendo la spesa egli avrebbe l’opportunità di servirsi da coloro che gli offrono un'alternativa di consumo "etico".

L'ulteriore differenza è costituita dal fatto che le risorse vengono destinate direttamente alla realizzazione dei progetti mentre alle organizzazioni no profit spetta la specifica funzione di "aiuto, diffusione e controllo".

6. Perché si parla di "responsabilità sociale dell'impresa"?

Perché uno dei parametri più concreti per certificare un’impresa "etica" è costituito dalla verifica di come l'imprenditore svolge la propria attività e non da come vorrebbe svolgerla. Dall'etica delle intenzioni si passa all'etica delle conseguenze. Tale verifica comporta un costo che nel sistema "1%" può essere evitato perché non serve alcuna operazione aggiuntiva alla tipica attività imprenditoriale. Non solo, l'eventuale mancata destinazione delle somme ai progetti predeterminati comporterebbe la sanzione di "appropriazione indebita" in quanto trattasi di somme dei clienti da destinare a specifiche finalità, in base ad un preciso mandato fiduciario col fornitore. Ulteriore sanzione sarebbe il discredito sociale che potrebbero comportare forme di boicottaggio, amplificate anche dall’intervento di associazioni dei consumatori.

7. La "de-tax" e il "progetto 1%" sono compatibili con altre forme di aiuto allo sviluppo?

Non solo sono compatibili ma vorremmo dire che è indispensabile che esistano altre forme di aiuto che prevedano il finanziamento diretto di enti (associazioni, fondazioni, ONG, enti ecclesiastici, enti di beneficenza) per permettere di adempiere la specifica funzione di sussidiarietà che compete loro. Si lascerebbe spazio all'impresa di adempiere a quella funzione sociale che favorirebbe la creazione e la distribuzione di ricchezza in modo più efficiente. Finalmente si realizzerebbe la distinzione funzionale dei ruoli tra organizzazioni no profit e organizzazioni profit capace di produrre beneficio per tutti, specialmente per coloro che chiedono di essere aiutati nell’avvio dello sviluppo: i PVS (Paesi in via di sviluppo).

8. Quali contrapposizioni per l’applicazione della "de-tax" o del progetto "1%"?

Nessuna contrapposizione può contraddistinguere la nostra attività e la nostra progettualità. Non spetta a noi intervenire su questioni di politica economica e fiscale degli Stati e tra gli Stati. Siamo però certi che il nostro modello non può che discendere dal rispetto dell'uomo, dalla considerazione che la persona viene sempre prima del mercato, dell’iniziativa privata e dello Stato. La stessa centralità della persona che ci viene continuamente indicata dal Magistero della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica.